venerdì 12 aprile 2013

La vitiligine e l'arrivo della primavera.


Nella pupilla ancora irritata dal bagnoschiuma di primo mattino, per un attimo balena il riverbero delle macchie di vitiligine ancora più bianche del solito. 
Dischiudo seccato il palmo della mano e contemplo le sue chiazze acromiche.
Come Marcovaldo di Calvino si accorge dell'arrivo della primavera dalla rinite allergica, allo stesso modo io percepisco il ritorno dell'estate dal contrasto più marcato tra le macchie di vitiligine e la parte di pelle che, malgrado tutto, si ostina a funzionare.
Che poi, di cosa mai di così grave si tratta da meritare di essere definita con un nome così astruso (vitiligine, per l'appunto)? Semplicemente di un difetto della pigmentazione. Ecco, il termine giusto è "malattia autoimmune". 
E per un attimo vedo, sconsolato, furoreggiare in qualche parte dell'iride le truppe di anticorpi voltafaccia che, lancia in resta, si catapultano lungo i pendii della collina all'assalto degli increduli melanociti; a tal punto sorpresi, da starsene lì inermi come dei babbalucchi, prestando il fianco alle truppe degli ormai ex sodali che bellamente li infilzano.
E il colore della pelle, ignominiosamente, porge lo scalpo.
"Mannaggia!"