martedì 16 aprile 2013

Salvuzzo, per non saper nè leggere nè scrivere....

Per non saper nè leggere nè scrivere, dico che ieri sera, amminchiato davanti al televisore, con un cicarone di caffè che mi faceva compagnia, sono rimasto deluso. E la delusione è stata ancora più forte perché proveniente proprio da lui. E già, il buon cumpari Salvuzzo Montalbano stavolta non ce l'ha fatta a farmi dimenticare, per la durata della prima puntata della nuova serie, le seccature, le angustie e le angherie della vita di ogni giorno. Ad un certo punto (vedi che ti vengo a dire), durante il suo stanco raccapezzarsi tra i vari furti dei milionari viziosi di turno, mi è venuto addirittura in mente la prossima scadenza della rata del mutuo. Cosa questa che, quando nelle precedenti edizioni addumavo la televisione e mi catafottevo sul divano a taliare "Il commissario Montalbano, sono!", giammai mi era capitata. La mia attenzione, infatti, veniva completamente adescata da quell'omino apparentemente insignificante, sempre mal rasato, con le gambe arcuate alla Jigen di Lupin; da quella maschera di intelligenza e sensibilità, bonomia e fetusaggine, sincerità e menzogna teatrale.
In questa puntata, l'arguto Salvo l'ho visto troppo spesso ammamaloccuto. Eppure le premesse c'erano tutte per un suo ritorno in grande stile: prima la buona pinsata di far intervenire il fecondo (troppo!) Camilleri, divertito a spiegare il suo incontro con Angelica; poi, una volta iniziate le danze, il simpatico siparietto di Livia che, nel sonno, invocava Carlo, ammonendolo a non "fare qualcosa" da dietro.
Dopo queste prime, incoraggianti, battute d'esordio però, più niente oltre l'avvenenza di Angelica e il videogame "saltato" di Catarella. Financo la denuncia sociale sui tagli del governo e sui poliziotti in bicicletta mi è sembrata del tutto priva di mordente.
Insomma, e con grande disappunto, ho dovuto prodigarmi in uno sforzo sovrumano per non farmi intossicare la serata dalla prossima scadenza.
Speriamo solo che dalla seconda puntata in poi, amminchiato davanti al televisore, con un cicarone di caffè che mi faccia compagnia, possa finalmente ritrovare il mio dolce, camurrioso compagno Montalbano.