lunedì 16 giugno 2014

La "logica del motorino".

Sono appena arrivato all'Aci per la visura della targa di un'automobile. Mi dirigo alla dispensatrice d'attesa e mi viene assegnato il numero sette; per la precisione, A7.
Alzo lo sguardo al display piantato come una spada di Damocle sulla testa del nuovo, baffuto impiegato, e leggo A1.
Un minuto. Cinque minuti.
Tre o quattro loschi figuri, con aria cospirativa, fanno capannello davanti allo sportello incriminato.
Presumo un rumore lontano. Adesso riesco pure ad avvertire lo scatarrare inconfondibile della marmitta polini.
Prima di vedermelo tagliare la strada ancora una volta, impotente e fesso, mi alzo e scopro la magagna: quello che mi precede, con la consueta faccia di bronzo tipica di chi è avvezzo a tali pratiche, ha il numero A9.
Lo guardo a tal punto male che pure l'impiegato si sente in dovere di chiedermi, sia pure imparpagliato dalla coscienza sporca, spiegazione di cotanta taliata nivura.
<C'è che io ho il numero A7 e la perso...il tizio - "bravo, altro che persona!" - qui presente, -"girati e ti sputo in faccia, te lo giuro"-  si sta incontrovertibilmente intrufolando.>
Lo sportellista capisce l'antifona e monopolizza la scena per evitare che l'usurpatore dica o faccia qualcosa che mi autorizzi a saltarlo addosso.
Si piglia il mio numero e ristabilisce un minimo di giustizia.
Esco e mi sento parzialmente soddisfatto per avere contrastato, ancora una volta, la "logica del motorino" di cui già subodoravo il puzzo luciferino non appena mi sono guardato attorno lì, nell'ufficio.
Di che si tratta?
Una cosa comune e reale che si può tranquillamente dotare del potere suggestivo della metafora.
Chi di voi, in estate, alla guida dell'auto, non si è visto tagliare la strada dai diabolici motorini? Magari tu ti trovi in colonna di ritorno dal mare, sudante e bestemmiante come un termosifone che impara a declinare i santi del calendario, e ti vedi tagliare la strada dai "mezzi" invadenti, puzzolenti, che a momenti, se non hai i riflessi pronti, ti si portano via pure un braccio.
Ecco, questa è la "logica del motorino" che, per potersi concretizzare nelle fattezze della metafora, ha bisogno di due elementi:1) il rispetto delle regole (dell'automobilista); l'esigenza del motociclista (messa in pratica) di "sorpassare", "imboccare la scorciatoia", "superare con la manovra spericolata" chi verrebbe prima di te o avrebbe diritto più di te a una cosa.
Insomma, la contrapposizione è tra la regola e l'arbitrio, il rispetto e la furbizia, il merito e la raccomandazione.
Ora, per concludere, si sa che i motorini e le sue logiche sono presenti quasi esclusivamente in estate e in primavera. Molto di meno, in autunno. Per nulla (quasi) in inverno
Ebbene, si potrebbe confidare nel legittimo alternarsi delle stagioni.
Oh! Bimbo semplice che fui, dal cuore in mano e dalla fronte alta! 
Il guaio nostro, è che ci troviamo in una estate che non ci pensa minimamente, perché foraggiata fin troppo bene, a lasciare il passo all'inverno. 
Mala tempora currunt!