mercoledì 17 maggio 2017

Lontano dalla civiltà, vicino a Mazinga Zeta.


Lontano lontano/molto lontano/oltre l'acqua corrente/e l'elettricità...


Ho fatto il colpo gobbo, classico e addirittura banale nelle modalità, ma sconvolgente quanto alle conseguenze.

"Piero, dammi un gratta e vinci qualsiasi, di quelli da cinque euro, tanto uno vale l'altro."

Eccola la mano unta del tabaccaio che avresti detto più a suo agio tra i pistoni e le valvole di una 1100 che a rovistare, svogliata, tra i cartoncini colorati.

Con un sorriso che già si atteggia a consolazione per un'altra sconfitta, mi fa scivolare un gratta e vinci sulla cinque euro di resto abbandonata sul bancone.

Mi guardo intorno quasi con circospezione. Il far inghiottire il tagliando dalle pagine dell'agenda e il precipitarmi fuori dal tabacchino, è tutt'uno.

Lontano da occhi indiscreti, per quella colpa contadina che ti fa maledire ogni euro speso a coltivare illusioni, mi siedo su una panchina, di spalle alla strada.

Cinquanta centesimi. Gratto, come sempre, prima due miei numeri, e poi ne cerco conferma tra i numeri vincenti. E ancora altri due, e l'ennesima discrepanza mi fa riprendere a grattare.

La cinquanta centesimi, ormai, scarrozza disillusa su macerie argento-sconfitta.

Un numero. Quattro. Due numeri. Entrambi quattro.

Al di sotto del quattro, una strusciata decisa come l'azzardo o lenta come un'agonia?

Basta. Imprimo forza alla circonferenza della moneta, e gratto via deciso.

Cinquecentomila euro. La somma giusta per giustificare un mancamento.

Ok, mi riprendo, tenendo sempre stretto in mano, quasi una seconda pelle, il gratta e vinci del riscatto.

Cinquecentomila euro. La somma giusta per mandare a fanculo le pratiche stitiche, i colleghi spocchiosi, i clienti ingrati: gli ingranaggi della mia snervante "produzione".

Lontano. E' una vita che ci voglio andare. Sì, proprio lì, lontano.

Lontano/Lontano/oltre Milano/oltre i gasometri/oltre i manometri/oltre i chilometri/e i binari del tram...

Sono sul "mare" più esteso del pianeta. Navigo sull'Oceano Pacifico, a bordo dell'Esmeralda, lungo la rotta di Vasco Nùnez de Balboa. Soprattutto, sono lontano da tutto quello che ha a che fare con la civiltà, con le convenzioni sociali, con l'eterna efficienza.

Siamo io, mia moglie e i miei due figli, nudi e in contatto diretto con lo spirito del mondo.

Niente costumi, niente scarpe, niente diaframmi tra noi e la natura (a parte la "coperta" preziosa dell'Esmeralda).

Sulle acque, a mo' di vessillo del consumismo, spunta il Mazinga Zeta dell'infanzia che fu.

Sotto di esso, un continente immenso di lampi e bagliori plastici bianchi, rossi e blu.

Tutto intorno, per chilometri e chilometri, il continente di plastica.

La luna la luna/degli ululati/lascia ai poeti/la classicità/ Là voglio arrendermi/in braccio a una musica/che chiude il discorso/dell'urbanità...