giovedì 31 agosto 2017

Rifondazione e il No alle Centrali a Biomasse

Il partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, Circolo "G. Puletti" di Baronissi, proprio non ci sta.

Diversamente da tutte le altre forze politiche cittadine e

non, sin dal primo momento ha assunto una posizione ferma e decisa: l'ipotesi di costruire, nell'area PIP di Sava di Baronissi, due centrali a biomassa, non è per nulla perseguibile. E questo per una serie di ragioni, alcune delle quali sono:
  1. l'indiscutibile danno alla salute e all'ambiente che tali centrali arrecherebbero, massimamente in un territorio già compromesso dalla presenza delle Fonderie Pisano e dalle vecchie fonderie a fondo Pagano ancora da bonificare;
  2. dalla compresenza, in un fazzoletto di territorio, degli impianti dell'università di Fisciano e dell'Ikea;
  3. da una situazione relativa al traffico veicolare (non solo l'autostrada Salerno-Avellino) a dir poco critica.
Il partito della Rifondazione Comunista denuncia senza mezzi termini l'intento speculatorio che si celerebbe dietro la costruzione di predette due centrali, secondo il vecchio ma sempre collaudato schema per cui i profitti verrebbero spartiti tra i due imprenditori a capo della cordata, mentre i costi (sociali, ambientali) graverebbero sull'intera collettività.
Eppure Rifondazione non si è fermata alla denuncia. Ha presentato all'Amministrazione comunale a alla cittadinanza tutta relazioni scientifiche, tra le altre,  dell'ISDE (medici per l'ambiente - sezione italiana- nucleo provinciale di Salerno) che sposano appieno le sue preoccupazioni espresse in merito.

Ma vi è di più: Rifondazione si è fatta portavoce di una serie di proposte di modifica dei regolamenti urbanistici per contrastare in futuro ulteriori intenti speculativi e dannosi per la collettività.
Per pubblicizzare il suo netto No alla costruzione di queste due centrali a Biomasse, il partito ha organizzato sit-in e convegni in piazza della Rinascita a Baronissi, conferenze stampa, raccolte di firme per chiedere la convocazione di una Conferenza di Servizi con Asl, Arpac, Provincia e Comune.
Ad oggi, oltre mille cittadini hanno sottoscritto la petizione.
Rifondazione concluderà tale campagna di raccolta firme il 10 settembre p.v. con un "firma-day" a cui tutta popolazione di Baronissi è invitata a partecipare.
Il giorno dopo, l'11 settembre, il partito della Rifondazione Comunista con un corteo gioioso, ironico e colorato, consegnerà ufficialmente al comune di Baronissi le firme raccolte in sostegno della petizione lanciata contro le centrali a biomasse redatta ai sensi degli artt. 70,73 e 74 dello Statuto Comunale.
Per sensibilizzare ancora di più la popolazione, Rifondazione ha lanciato in queste ore anche una petizione on-line tramite la piattaforma Change. org dal titolo "No Biomasse Baronissi".
"Quando l'ultimo albero sarà abbattuto, l'ultimo pesce mangiato e l'ultimo flusso d'acqua contaminato, vi renderete conto che non potete mangiare il denaro."

Adda venì (o adda turnà) baffone!

"Adda venì baffone!"

Così, con un sentimento misto tra speranza e vendetta, si augurava il popolo napoletano durante l'occupazione nazista quando pure il sangue di San Gennaro sembrava liquefarsi a forma di croce uncinata.
Nel caso specifico, 'o baffone invocato era Iosif Stalin, non propriamente uno stinco di santo. Tanto è vero che probabilmente, se davvero ce l'avesse fatta a lasciare il Palazzo d'Inverno per Napoli, avrebbe costretto il popolo occupato a rivolgersi altrove per la sua liberazione.
Certo, parafrasando Ignazio Silone, la libertà bisognerebbe prendersela da sé, ognuno la porzione che può; senza aspettarla dagli altri, quindi, ma noi campani (ahinoi!) abbiamo ben poca dimestichezza in materia.
Ma torniamo a noi.
Se a volte qualche decerebrato brama ancora il ritorno di Mussolini nonostante abbia subito le conseguenze nefaste del suo regime, immaginiamoci come ancora di più si possa desiderare l'avvento di un dittatore che sappiamo essere venuto sia pure mai alle nostre latitudini.
E quindi, ecco spiegato l' Adda turnà baffone! che ogni tanto qualcuno invoca come panacea di tutti i mali.
Ora, sia chiaro, quando si parla di baffone ai nostri giorni, il riferimento non è più a Stalin.
In un'epoca come la nostra in cui l'unica memoria condivisa è quella necessaria a farci ricordare se davvero quel prodotto è scontato rispetto all'altro venduto al supermercato a fianco, sarebbe impossibile vincolare la memoria a una personalità storica.
Depurato, quindi, il baffone da ogni negatività propria del personaggio di riferimento, l'invocazione la faccio mia. Beninteso, però, non nell'accezione del ritorno (che un baffone, come l'intendo io, non c'è mai stato), ma proprio dell' Addà venì baffone!
Auspico l'avvento di un dittatore che, seguendo i dettami platonici, appena nato venga, alla chetichella, strappato ai genitori e cresciuto da una collettività illuminata. Che, quindi, non abbia, una volta al potere, retroterra sociale da far valere, parenti da sistemare, eredità da ossequiare.
Un personaggio che sia la giusta mistura tra il Leviatano di Hobbes e il Principe di Machiavelli; e ancora tra il Superuomo di Nietzsche e il Grande Fratello di Orwell.
Che abbia i baffi poi, è relativo. A me interesserebbe solamente che potesse governare l'Italia senza pensare all'ennesima, imminente scadenza elettorale.
Solo così potrebbe fare quelle riforme (ad esempio, spendersi per puntellare il disastrato terreno italico - vedi alla voce terremoto di Ischia) che comportano necessariamente l'assunzione di provvedimenti impopolari.
Ecco, ho utilizzato la parola riforma e il mio disegno dittatoriale va a carte quarantotto.
Ovviamente, questa del baffone (meglio essere chiaro con chi mi conosce come un convinto democratico) è una provocazione di fine estate. Lungi da me la pretesa di invocare qualsivoglia despota.
Nel frattempo, però, mi sono fatto crescere i baffi. Baffi ho detto, non baffoni.
Malpensanti!

domenica 13 agosto 2017

Che caldo, non si può dormire, non si può lavorare!

<Che caldo !> <Non ho dormito !> <Non si può lavorare !>

Sfido chiunque in questi giorni di canicola africana, dal Manzanarre al Reno, dalle Colonne d'Ercole al deserto del Gibuti, a sentire qualche esclamazione diversa dal <Che caldo !>, etc., etc.
Si lamenta il DirettoreMegagalattico nel brevissimo saltello dalla Porsche Cayenne ipercondizionata all'androne del Ministero refrigerato dagli orsi polari (convocati lì, per l'occasione, dal Mago del Gelo... quello dei Polaretti, sì, proprio lui in persona.)
Si lamenta Don Vitalizio, politico di lungo corso e di panza presidenziale, che proprio non ce la fa a fuoriuscire dall'ombra hawaiana per catafottersi in piscina.

<Che caldo!> si lamenta pure Neymar nel tempo speso per calzare gli scarpini del Paris Saint Germain mentre ancora si chiede se i suoi cinquecento milioni siano la stessa cifra di tutti i bambini delle favelas del mondo.
Eppoi, certo, c'è il rampollo Elkann che (giura e spergiura l'inviato di Chi) proprio non riesce a dormire assillato com'è dal ferale dubbio: è più caldo (ancora caldo!) il ventre di Samantha o quello sui generis di Mandingo?
Ma si sa, il lamento è un diritto che spetta a tutti. E' come il biglietto gratis ai consiglieri comunali per la partita della Salernitana: se non ce l'hai, non conti un cazzo.
E quindi, eccola, la folla biblica del "Che caldo", inframmezzato dal "Non ho dormito (per il caldo)" corretto, per l'occasione, da una spruzzata di "Non si può lavorare (dal caldo)". Certo, si è sentito per un attimo penalizzato Gigino 'a Controra che, nomen est omen, nessun occhio umano l'ha mai visto lavorare nemmeno per un minuto:<E che sfaccimma, - si dice abbia protestato dopo una bestemmia di quelle che farebbero arrossire uno scaricatore di porto - tutti possono lamentarsi delle tre cose, solo io sono escluso dall'ultima ("non si può lavorare")? E questa è 'na nfamità vera e propria!>
Infine, c'è Aisin.
Dopo una laurea immolata sull'altare della famiglia lì, in Tunisia, benedice il caldo a picco del suo solco di pomodori, che ancora gli consentirà di guadagnare dieci euro per dodici ore di fatica.