domenica 27 luglio 2014

La cultura del sospetto.

Un ristorantino in riva al mare da fare impallidire la casa a Marinella di Montalbano.
E' la prima volta che ci vengo.
Ci sono arrivato come piace a me: sbagliando strada, confondendo una traversa con un'altra, confidando sul punto di riferimento a destra che si trova, invece, irrimediabilmente dalla parte opposta.
Tant'è, il posto è assai piacevole e per il momento mi basta.
Ordino uno spaghetto a vongole.
Un cameriere segaligno e severo, dopo aver trafficato per un po' in cucina tra ordinazioni varie e improperi coloriti dello chef, porta sul mio tavolo affamato la pietanza.
Su un trespolo alquanto distante da me, un televisore acceso che si affanna a trasmettere immagini.
Alla mia destra, il mare. Alla mia sinistra, un casermone di cemento e ferro per un immaginifico popolo di vacanzieri dozzinali.
Mentre annuso il piatto, come ancora mi ostino a fare, alla ricerca di una genuinità che dovrebbe pur scaturire da quello che mangio, l'occhio cade sull'odiato apparecchio.
Le immagini che irradia la televisione sono quelle di Vincenzo Nibali che domina i Pirenei.
Dopo aver buttato giù una forchettata di spaghetti, mi scopro a sorridere amaramente.
L'ultima volta ci ero cascato con Pantanì, come lo chiamavano i francesi.
Io a trepidare, a soffrire per il Pirata, e poi venire a conoscenza della brutta faccenda del doping: una delusione che mi fa ancora male al solo pensarci.
E ora un altro italiano che trionfa al Tour. Già, e chi mi dice a me che anche 'sto ragazzo dalla faccia pulita, dal sorriso genuino...genuino un paio di balle! 'ste vongole sembrano di plastica tanto sono gommose. E poi, troppo olio. Carluccio, il mio amico chef, mi ha sempre invitato a diffidare da chi fa uso eccessivo di condimento perché "al novantanovevirgolanovepercentoperiodico, lo fa per dare un tono all'altrimenti anonimo, se non di pessima qualità, piatto."
Che poi, pure l'olio! Proprio ieri i Nas hanno smascherato una mega frode alimentare di oli riciclati  venduti come extravergine.
Alzo la testa dal piatto. Mi è passato l'appetito.
Dietro di me si sono sedute due persone di cui una, per sua espressa ammissione, è il costruttore del casermone di cui sopra. Mi volto a guardarlo: chissà quante tangenti avrà pagato per aggiudicarsi l'appalto!
Mi sta montando la rabbia. Una rabbia sorda, apparentemente senza motivo.
Entra un ragazzo sordomuto. Mi guarda anche con una certa dignità prima di poggiare sul tavolo l'oggettino cinese e il cartellino giallo che attesta il suo handicap.
Mi metto le mani nella tasca posteriore dei jeans. Estraggo il portafoglio...un momento! Lo rimetto di nuovo dentro e decido di guardarmi attorno.
Non si sa mai, tra camerieri troppo secchi per infondere fiducia e imprenditori troppo ricchi per non far sorgere qualche sospetto.
Decido, dopo un'ultima perlustrazione visiva, che l'operazione può essere fatta abbastanza tranquillamente. Apro il portafogli e prendo due euro. Li soppeso in attesa del ragazzo che sta iniziando le operazioni di ritiro.
Ma che fa, sorride? Ma chi ha un handicap non deve necessariamente essere triste?
Mi riguardo intorno. Ripongo il portafogli nella tasca.
Quando finalmente il truffatore sta per giungere al mio tavolo, mi alzo e vado in bagno.
La rabbia, ora, mi provoca un violentissimo mal di testa.
Mi guardo allo specchio, torvo.
Il mal di testa potrebbe anche passarmi (adesso lo so) se acconsentissi a dirmi quello che penso da una vita.
Esco fuori dal bagno. Pago il conto. Entro in macchina e metto in moto: preferisco farmi scoppiare la testa piuttosto che ammettere che anch'io, come tutti, sono figlio della cultura del sospetto che ha generato il mio (anche il mio!) dio: Sua Maestà, il Denaro!