lunedì 8 aprile 2013

Elogio dell'assegno dell'assicurazione.

O titolo di credito, che io, giovane e spiantato avvocato quale sono, ho atteso con il cuore in mano per ben quindici, interminabili giorni!
O pezzo di carta filigranato, tratto su qualche mirabile banca del Paese di Bengodi,
di cui ho provveduto accortamente a erodere un pezzo sempre più consistente del tuo valore nominale!
O passepartout dagli infiniti fregi che mi consentiranno di guidare ancora il mio macinino fino al prossimo RID!
Ecco, ti ho tra le dita, dopo un mese dall' "accetto la Sua proposta per la chiusura stragiudiziale del sinistro" e quasi non ci credo.
A malincuore ti abbandono nel palmo del cliente disidratato di turno che deve aspettare la valuta. Non ti crucciare, però, piccolino. Non sarà un addio. Ritornerai a me sotto forma di moneta sonante, in ossequio all'acuta osservazione di Antoine Lavoisier per la quale in natura (...) tutto si trasforma.
O gruzzoletto sgusciante come biscia tra le pieghe del mio portafogli dopo altri quindici giorni d'attesa, adesso sei definitivamente mio.
A destra la montagna che serve a tappare le falle, a sinistra il topolino che già gongola per il fine settimana con la sua bella.
Il cellulare.
Mi ha chiamato l'IVA.
O fuggiasco che fosti assegno e che poi diventasti denaro sonante....ma vaffanculo!