giovedì 4 aprile 2013

"La legge non è uguale per tutti: i poliziotti in carcere, i delinquenti in libertà".

A pochi esami dalla già tardiva (un'altra, orgogliosa vittima del fascino della cultura slegata dalla facoltà) laurea, sono stato chiamato a prestare il servizio militare. Nella cartolina di precetto la destinazione che campeggiava era quella di Albenga. Mi scocciava farlo (anche perchè non ne condivido il senso)  ma ero contento, curioso da sempre come una bertuccia, dell'accattivante prateria "lontano da casa" che mi si spianava davanti.
In quei dieci mesi (antropologicamente) interessanti, ho potuto conoscere da vicino l'ambiente "marziale". 
Al netto delle sempre deprecabili generalizzazioni, mi sono imbattuto nell'ideologia fascistoide degli eia eia alalà che allignava massimamente in quelli che erano partiti volontari (all'epoca, V.F.A. e V.F.B.) ma anche in alcuni semplici soldati di leva come me. In due parole, ignoranza machista ammantata da frustrazioni da sfogare su chiunque avesse covato una qualche forma di debolezza.
Dopo la laurea in giurisprudenza, sono stato praticante (per pochi mesi e prima di dedicarmi al civile) di un avvocato penalista.
Al netto (e so' 2!) delle sempre deprecabili generalizzazioni, ho toccato con mano la tracotanza con i piccoli e la riverenza con "quelli che contano" di alcuni poliziotti.
Tutto questo per dire che, anche e soprattutto per esperienza diretta, io sono d'accordo con gli agenti di quel sindacato (provo vergogna finanche ad associare la parola "sindacato" a quella sigla) relativamente allo striscione che hanno sciorinato davanti all'incredula mamma di Federico.
Avete ragione, camerati:la legge non è uguale per tutti dal momento che una legge, eguale perchè non propondera nè da una parte nè dall'altra avrebbe:ex ante, processato per omicidio volontario e non colposo, i vostri commilitoni; ex post, da un lato, non consentito loro, macellai in divisa, di beneficiare dell'indulto che ha addirittura quasi azzerato la pena (da 3 anni e 6 mesi a soli 6 mesi), dall'altro, impedito a voi di manifestare proprio sotto il municio dove lavora la mamma di Federico Aldrovandi. Ma vi è di più. In un Paese appena accettabile, il Corpo di Polizia fin da subito si sarebbe prodigato ad espellere saecula saeculorum, condannati ad una damnatio memoriae imperitura, gli scellerati attori di questa tragedia.
La legge non è uguale per tutti i poliziotti. Almeno per tutti quelli che non sono come Antonio Manganelli.
Scusali e scusaci, Federico.