lunedì 4 gennaio 2016

Lo spazzino di Santa Teresa e i rioni collinari.


A tutti i salernitani sarà capitato, in quest’inverno che sembra finalmente avercela fatta a recuperare i suoi rigori, di farsi una capatina sulla spiaggia di Santa Teresa.
Di che parliamo, per i non salernitani? Col freddo linguaggio dell’occhio egualmente inesperto e incompetente (il mio), nient’altro che di una pedana di legno più o meno ingombrante, inchiavardata (con bulloni conficcati alla comevieneviene) su una sottostruttura di cemento; con il verso sempre torrido di suggestioni della poesia invece, ci riferiamo al Sacro Graal per il cavaliere templare, a La Mecca per i musulmani, all’uva sultanina per la volpe. Insomma, per chi non fosse di Salerno, la spiaggia di Santa Teresa è come lo studio di Barbara D’Urso: o lo frequenti o non conti un cazzo.
Ebbene, su questa lingua lignea consacrata agli allori dello struscio cittadino, ho incontrato la presenza: tra decine e decine di K-Way e Colmar sciorinati al sole, mi si è materializzato lui, lo Spazzino. Poco più alto di un castello di sabbia, se ne stava lì con lo sguardo arguto, il baffo alla tartara e il sorriso istituzionale sempre pronto all’abbisogna.
L’ho visto all’opera (Dio mi fulmini se dovessi esagerare) mentre, nell’ordine, raccoglieva qualche carta, raccattava una decina di mozziconi di sigarette, rastrellava la sabbia (!), setacciava (!!), granello per granello, tutta le panoramicissima rena della spiaggetta di Santa Teresa.  E come se non bastasse (e qua rasentiamo l’ultraterreno), ho visto il maniacale spazzino sorridere indulgente al bambino che gli centrava gli zebedei con un super santos calibrato male.
L’ho visto, dopo trenta secondi di pausa necessari a riaversi e a tergersi il sudore, sdraiarsi sulla spiaggia e, poco dopo, alzarsi, tutto fiero di sé, con un insolente pelo di cane (fulvo, per la precisione) tra le dita. Ha guardato il crine canino con l’occhio dell’ambientalista che scorge una chiazza d’olio nel lago, e lo ha relegato, offeso da tanto ardire, al civico cestino.
Questa è l’immacolata spiaggia di Santa Teresa.
Cambio scena.
Rioni collinari. Salerno anche qui.
In questi giorni di festa, mi è capitato di farmi un giro in bici per Giovi, Rufoli, Ogliara. Volevo stare solo con me stesso, con l’unica presenza dell’aria povera di PM10 che le frazioni alte sanno offrire. Ebbene, mi è bastato percorrere poche centinaia di metri da casa mia, per trovarmi, mio malgrado, in compagnia (Dio mi fulmini se dovessi esagerare) di due ali festanti, da una parte e dall’altra del ciglio della strada, di cartacce, di scheletri di gratta e vinci da cinque e dieci euro (O opulenta Salerno!), di buste dell’immondizia mangiucchiate dai cani, di pezzi di copertone,  di giocattoli, di preservativi e di ammennicoli vari.
Ebbene, cara, carissima (Tares docet) Amministrazione Comunale, domani è la festa dell’Epifania. Ora lo so che i rioni collinari, le periferie dell’Hippocratica Civitas, sono agli antipodi (per visibilità, per lo struscio di K-Way e Colmar di cui sopra, etc.) dalla spiaggia di Santa Teresa. Sono consapevole che le Luci d’Artista (?), manco col cannocchiale possono essere viste da Giovi, ma, come dire? Vorrei, sommessamente, sottovoce, che Tu ci mettessi la buona parola con la Befana, e la convincessi a regalare, a noi abitanti di Giovi, Rufoli, Ogliara Matierno, etc., non dico uno spazzino come quello della spiaggia di Santa Teresa (troppa grazia, Sant’Antonio!), ma almeno un surrogato, finanche claudicante e quasi invalido, dell’irreprensibile spazzino.
Sicuro di un mancato accoglimento in merito,
l’occasione mi è gradita per porgerTi
Distinti Saluti.

Sommessamente tuo, un abitante dei Rioni Collinari.