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Visualizzazione dei post da gennaio, 2017

"Alessandro Magno Ieri e Oggi", di A. Cecchi Paone

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Alessandro Magno, dopo tredici anni di regno che hanno sconvolto il mondo, si trova nella sua reggia di Babilonia. L'uomo che, come racconta  Plutarco , tiene la testa lievemente piegata a sinistra come se cercasse una prospettiva diversa per osservare le cose, muore ad appena trentatré anni. Muore, così, l'uomo Alessandro che da piccolo riesce, lui solo, a capire cosa spaventa il per altri versi coraggiosissimo  Bucefalo : la sua ombra. Da questa comprensione, nasce un sodalizio con il suo cavallo che addirittura spingerà il sovrano macedone a dedicargli una città sulle rive dell'Idaspe,  Bucefalia . Resta invece in vita, a distanza di ventitré secoli, l'Alessandro fondatore di una città ( Alessandria , per l'appunto) costruita su indicazione onirica di  Omero  davanti all'isoletta di Faro; la  polis  che, tra l'altro, ospita nella sua  biblioteca  tutto il sapere dell'epoca accumulato anche grazie all'obbligo per tutti gli...

"La casa dei sette cadaveri", di J. Farjeon

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Metti un cancello, di quelli cesellati, che cigolano svogliati lasciando intravedere una casa indifesa. Metti che questa casa sulla  costa dell'Essex  trasudi ricchezza da ogni mattoncino avvinghiato dall'edera. Metti, ancora, l'assenza di qualsivoglia movimento intorno alla casa così come di tracce di fumo che escano dal comignolo. Se poi a tutti questi  segni di abbandono   aggiungi anche la mancanza di cani a difesa della proprietà e, soprattutto, una finestra senza imposte che sembra dirti " vienimi ad aprire ", beh, allora lo possiamo ben capire,  Ted Lyte . E sì perché quella casa deserta potrebbe significare qualcosa da mettere sotto i denti a digiuno da quasi una settimana oltreché, sia chiaro, una dozzina di posate d'argento da rivendere al miglior offerente. Un salto sul davanzale della finestra, e Ted Lyte non ci pensa più. Ma ecco la  tentazione di una porta chiusa a chiave  e lo sciagurato ladruncolo che non riesce a resistervi. G...

"L'oro di Napoli", di Giuseppe Marotta

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L'oro, per rilucere, richiede una certa distanza: solo così l'occhio umano potrà saziarsi dei mille bagliori che vi si irradiano. Già, proprio come accade con  l'albero di limoni  di  Montale : è solo  nelle città rumorose  e, quindi lontano dalla campagna, che  dal malchiuso portone  possono scoppiare le  trombe d'oro della solarità . E  Giuseppe Marotta , da Milano, da una città e da una condizione economica per molti versi opposte a quella di  vicoli e stenti di Napoli , riesce a catturare e a capire l' oro di Napoli dell'immediato dopoguerra . L'oro è il  pane con sale e olio  a cui si ricorre quando tutto è perduto:  finito il denaro, finito il credito, finite le avemarie,  infatti, resta soltanto la poesia del pane con sale e olio. L'oro! E come non trovarlo pure nelle  pizze a giorno a otto  che don Rosario Pugliese prepara  gonfie di fondente ricotta e non prive di qualche truciol...