sabato 23 maggio 2026

"La Costituzione americana? È nata a Venezia", di Già Carmine Vicinanza, ed. Supermova

 


Che “c’azzecca” la Costituzione americana con la Serenissima, l’aquila rapace made in U.S.A con il leone alato di San Marco? Molto, troppo per continuare a ignorarlo. 

 Giancarmine Vicinanza (tra l’altro, capo ufficio stampa di Confcooperative e cultore della storia moderna e contemporanea), con la sua prosa accattivante, ce lo spiega, invitandoci a seguire le orme di Filippo Mazzei (medico, mercante diplomatico). Nel 1776 quest’ultimo si stabilì in Virginia dove ebbe modo di confrontarsi, in un rapporto fertile e fecondo, con Thomas Jefferson, suo vicino di casa, oltrechè con Madison e Washington. 

 Il fiorentino Mazzei portava in dote ai futuri presidenti e all’America tutta, oltre ai semi toscani, proprio il modello vincente e, soprattutto, duraturo, su cui costruire finalmente una repubblica: Venezia. E i padri fondatori, che non potevano ricalcare l’assetto politico-istituzionale dell’Inghilterra da cui si erano appena affrancati, né quello di Roma antica (brodo di coltura del cesarismo) così come quello dell’Atene paralizzata dal caos, si scoprirono ben disposti verso Mazzei e quello che aveva da dire. Storie, ecco quello che l’italiano raccontava: c’era un’oligarchia, durata più di mille anni (solo nel 1797, con il trattato di Campoformido, Venezia fu ceduta all’Austria), che aveva avuto la geniale intuizione del “Commune Veneciarum” (corpus giuridico grazie al quale “auctoritas” e “iustitia” si integravano alla perfezione e che sanciva l’uguaglianza formale dinanzi alla legge di tutti i cittadini); che gli unici limiti che Venezia ammetteva erano quelli da superare (e le “galeas per montes”, le sei galee e venticinque imbarcazioni che scalarono le montagne trascinate da alcune centinaia di buoi, erano lì a dimostrarlo); che aveva eternato il “Civic Humanism” fiorentino (governo rappresentativo come sublimazione della virtù, partecipazione del cittadino alla vita politica come antidoto alla tirannia); che era stata un modello di equilibrio politico, combinando saggiamente potere monarchico, aristocratico e democratico sulla falsariga dell’idea di Polibio circa la Costituzione romana; che aveva espresso un’idea di armonia e proporzione anche nell’arte (Jefferson si ispirò ai “Quattro libri” di Palladio per la costruzione della Casa Bianca e del Congresso).

 Queste storie raccontate dal Mazzei, edificanti e suggestive, ben presto travarono cuori e menti disposte ad ascoltarle; e, soprattutto, a imitarle, calandole nel nuovo assetto costituzionale americano. E ben gliene incolse.

 Il salernitano Vicinanza, con quest’opera agile e al tempo stesso strutturata, ci offre lo spaccato di personalità straordinarie che si arrovellarono per dare alla nascente democrazia americana la forma migliore possibile. Ed è motivo di orgoglio sapere che quando Jefferson scrisse “tutti gli uomini sono stati creati uguali”, non stava facendo altro che riportare le parole precise di Filippo Mazzei (“tutti gli uomini sono per natura egualmente liberi ed indipendenti”).

 In conclusione, sì, possiamo ribadirlo in uno con il pregevole Autore: la Costituzione Americana…è nata a Venezia. 

 Segue immancabile petto gonfio al cospetto del Presentat’arm della civiltà lagunare.

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"La Costituzione americana? È nata a Venezia", di Già Carmine Vicinanza, ed. Supermova

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