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venerdì 23 gennaio 2026

"La filosofia non è una barba", di Matteo Saudino, Vallardi editore

   

     Già molto tempo prima della pandemia da Covid-19, a Matteo Saudino, brillante professore piemontese, venne in mente di filmare le proprie lezioni di filosofia in classe e di caricarle su YouTube. Perchè? Beh, soprattutto per consentire agli studenti di recuperare le spiegazioni o comunque di avere sempre "sotto mano" gli autori sì mirabilmente trattati. Poi, si sa: quando la cultura viene veicolata come Dio comanda, con una passione e una competenza di prim'ordine che ha ben chiaro il compito dell'insegnante ("accendere fuochi piuttosto che riempire vasi"), l'esito è pressochè scontato: il prof Matteo Saudino e la sua filosofia sono diventati virali (libri, blog, podcast, programmi televisivi e radiofonici); e tutto questo, ovviamente, non solo per gli studenti che hanno la fortuna di essere suoi alunni, ma anche per chi, come il sottoscritto, ha da sempre un debito di riconoscenza e un senso di incompiutezza verso l' "amore per la sapienza". Ma veniamo a noi.
    L'espediente dell'opera (originale e accattivante) per affrontare la filosofia di 15 autori (da Talete su su fino a Friedrich Nietzsche), è quello dell'Eguagliatrice che numera le fosse; della morte, proprio così. Insomma, "dimmi come sei morto e ti dirò chi sei".  La fine, infatti, può dirci tante cose sulla vita e sul pensiero di un filosofo. Prendiamo, ad esempio, Pitagora: la scuola-casta del guru di Samo aveva diverse regole, tra cui anche quella di non cibarsi di fave (Pitagora soffriva di favismo?). E cosa ti apparecchia, dunque, il caso cinico e baro: un bel campo di fave. Attraversarlo e mettersi così in salvo dai democratici o restare fedele ai propri precetti? Ça va sans dire, farsi catturare e morire.
    C'è poi l' "oscuro" Eraclito, cantore, tra l'altro, del costante scontro tra gli opposti, che proprio per "asciugare" l'acqua che invade il suo corpo, non trova di meglio che farsi intombare in una buca cosparsa di letame per attirare ancora di più i raggi del sole. Peccato che alcuni cani randagi, affamati e irriverenti, non trovino niente di meglio da fare che sbranarlo.
    E come non deprecare il sandalo di Empedocle vomitato impunemente dall'Etna? "Che fine aveva fatto il Maestro? Aveva raggiunto gli dei (attraverso il cratere del vulcano) o era semplicemente morto, arso dalla lava dell'Etna?".
    Nel pantheon delle morti più stravaganti, c'è senz'ombra di dubbio quella del materialista Democrito che il mondo a caso pone, il quale, per rallentare il momento della dipartita e per "vedersi" sostanzialmente morire, si immerge nella vasca riempita di miele. In tal modo, gli atomi dell'anima, caldi e leggeri, lievitano dal corpo per poi finire col restare impigliati nel miele.
    Non si può chiudere la pagina dei filosofi antichi senza aver menzionato la proverbiale cicuta di Socrate, attestazione di una coerenza verso le Leggi di Atene portata fino alle estreme conseguenze. E Diogene "il Cane pazzo"? Decide di morire trattenendo il respiro divenendo, così, l'emblema dell'autodeterminazione, "sparagnandosi" pure "la condizione di dipendenza e di stanchezza normalmente legate al prolungarsi della vita".
    Altra epoca, altri filosofi: si va dal suicidio dalla Torre degli Asinelli di Pietro Pomponazzi, convinto assertore della mortalità dell'anima e dell'etica come scelta libera nelle mani dell'uomo, a Thomas More, che sacrifica la sua vita sull'altare dell'unità della fede e al cospetto di un borioso Enrico VIII e del suo Atto di Supremazia.
    Ci spostiamo, poi, nella mia adorata Campania felix: Giordano Bruno, bruciato in Campo de' Fiori dalla Santa Inquisizione. La colpa? Aver fatto discendere il Dio cristiano nel mondo della natura e, al contempo, aver innalzato l'uomo a creatura di dignità divina.
    Lo ammetto: per quanto riguarda Renè Descartes, il padre padrone del razionalismo, il filosofo che nella "morale provvisoria" ha suggerito uno stile di vita estremamente prudente e riflessivo, mi fa sorridere che la causa della sua morte sia da attribuire alla polmonite rimediata durante le lunghe passeggiate (all'alba) con la regina Cristina di Svezia. Una sorta di contrappasso dantesco?
    Il prof Saudino, e siamo quasi alla fine della stimolante rassegna, si attarda sul colera "nazionalista" del detentore del copyright dell'idealismo, Fichte, probabilmente trasmessogli dalla moglie accorsa al capezzale dei soldati prussiani feriti in guerra.
    A stroncare la vita di un autore sicuramente "XXL" come Schopenhauer, è una pleurite beffarda, degna conferma di quell' "ineludibile schiavitù (che attanaglia ogni uomo, dalla culla alla tomba) del triangolo desiderio-dolore-noia".
    La paralisi generata nell'uomo dalle innumerevoli possibili scelte di vita (tutte rigorosamente alternative), in Soren Kierkegaard, esce dalla dimensione esistenziale per trovare cittadinanza in quella fisica: è una paralisi, infatti, che spegne la vita del filosofo danese.
    Chiudiamo in bellezza: il filoso del Superuomo, il pensatore che ha incarnato meglio e più di tutti lo spirito dionisiaco, trova la morte a seguito di un viaggio troppo ardito sulla Luna che, stavolta, non restituirà alcun senno. La pazzia insana ottenebra la sua mente, e lo rende ostaggio di numerosi fraintendimenti, non ultimo quello di essere stato il precursore del nazismo. Stiamo, ovviamente, parlando del grande Friedrich Nietzsche, il secondo filosofo (dopo Marx) citato su Google.
    A raccontare il pensiero di tutti questi filosofi, l'ottimo Matteo, non disdegna (bontà sua!) sprazzi di lirismo e di prosa "alta", oltrechè di numerosi rimandi (cinematografici innanzitutto, ma anche letterari, sportivi, etc.).
    Per concludere, ottima prova letteraria, prof!

"La filosofia non è una barba", di Matteo Saudino, Vallardi editore

           Già molto tempo prima della pandemia da Covid-19, a Matteo Saudino , brillante professore piemontese, venne in mente di filmare l...