"Guerra e Pace" (libri I e II), di Lev Tolstoj, Garzanti editore, trad. Pietro Zveteremich

         


    Ferito e abbandonato durante la battaglia di Austerlitz (1805), al principe Andrej Bolkonskij capita di guardare il cielo come non l'aveva mai visto prima: in quello spazio di lirica religiosità, c'è tutto il senso delle guerre e delle paci non solo relative al mondo, ma anche quelle che si alternano nei nostri animi inquieti. Lui, il principe Bolkonskij, d'indole nobile e speculativa, ha da poco visto la moglie morire nel dare alla luce il loro unico figliolo. 

    Perso ogni interesse alle lusinghe della vita, nondimeno, dopo un confronto con Pierre Bezuchov, il principe si trova, quasi suo malgrado, a rendere effettive quelle riforme (la liberazione dei contadini, l'istruzione per i loro figli) intraprese da Pierre ma ben presto abbandonate: questione di superficialità e incostanza, ovvio. Ma il ricchissimo e bonario Pierre, già guarda oltre: dopo un matrimonio infelice con la bellissima e spregiudicata Helene Kuragina, si getta a capofitto nella massoneria. 

    Non durerà nemmeno questa esperienza: il tempo di scontrarsi con le miserie dei suoi adepti, che la massoneria è già bella e archiviata.

    La famiglia Rostov, che finisce, anche per una sostanziale incapacità di badare ai propri affari, per dilapidare l'intero patrimonio, vede emergere, tra tutti, la figura di Nikolaj, promesso sposo fin da piccolo della cugina Sonja...certo, ci sarebbe l'opposizione della contessa madre che ha puntato sul classico matrimonio d'interesse per rimpinguare le finanze familiari ma...come si fa ad aver seriamente qualcosa da ridire sul conto dell'irreprensibile Sonja?

    Per il momento ci pensano gli ussari dell'esercito a tenere occupato il generoso Nikolaj Rostov.

    Natasa Rostova, invece, dopo le lusinghe della fanciullezza, sembra aver trovato la felicità: Andrej Bolkonskij, dopo averla vista ballare, se ne innamora perdutamente, nonostante la contrarietà del principe padre e i timori della sorella Mar'ja. Andrej, però, per una serie di motivi (il bisogno di appianare il contrasto col padre, l'imminente partenza, etc.) pretende che la bellissima Natasa si senta comunque libera per un anno. Tempo sufficiente, questo, per lo scioperato Anatole Kuragin di insidiarla e infrangere così i suoi sogni d'amore...per sempre?

    Nel frattempo, i venti di guerra riprendono a soffiare. C'è la tracotanza di Napoleone che furoreggia, indomito e apparentemente invincibile, per le steppe della Russia.

    L'argine al demone corso (spesso chiamato "Buonaparte" a sottolinearne, con malcelato disprezzo, l'origine italica) potrà essere rappresentato dall'onnipotente zar Alessandro I?

    La guerra, come al solito, che succede alla pace, per poi, tra non molto, precederla: tempo circolare, siffatto, nel quale è aggrovigliata anche la nostra misera umanità; di cui, senza dubbio alcuno, Tolstoj resta uno dei massimi studiosi.


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