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"Alessandro Magno Ieri e Oggi", di A. Cecchi Paone

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Alessandro Magno, dopo tredici anni di regno che hanno sconvolto il mondo, si trova nella sua reggia di Babilonia. L'uomo che, come racconta  Plutarco , tiene la testa lievemente piegata a sinistra come se cercasse una prospettiva diversa per osservare le cose, muore ad appena trentatré anni. Muore, così, l'uomo Alessandro che da piccolo riesce, lui solo, a capire cosa spaventa il per altri versi coraggiosissimo  Bucefalo : la sua ombra. Da questa comprensione, nasce un sodalizio con il suo cavallo che addirittura spingerà il sovrano macedone a dedicargli una città sulle rive dell'Idaspe,  Bucefalia . Resta invece in vita, a distanza di ventitré secoli, l'Alessandro fondatore di una città ( Alessandria , per l'appunto) costruita su indicazione onirica di  Omero  davanti all'isoletta di Faro; la  polis  che, tra l'altro, ospita nella sua  biblioteca  tutto il sapere dell'epoca accumulato anche grazie all'obbligo per tutti gli...

"La casa dei sette cadaveri", di J. Farjeon

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Metti un cancello, di quelli cesellati, che cigolano svogliati lasciando intravedere una casa indifesa. Metti che questa casa sulla  costa dell'Essex  trasudi ricchezza da ogni mattoncino avvinghiato dall'edera. Metti, ancora, l'assenza di qualsivoglia movimento intorno alla casa così come di tracce di fumo che escano dal comignolo. Se poi a tutti questi  segni di abbandono   aggiungi anche la mancanza di cani a difesa della proprietà e, soprattutto, una finestra senza imposte che sembra dirti " vienimi ad aprire ", beh, allora lo possiamo ben capire,  Ted Lyte . E sì perché quella casa deserta potrebbe significare qualcosa da mettere sotto i denti a digiuno da quasi una settimana oltreché, sia chiaro, una dozzina di posate d'argento da rivendere al miglior offerente. Un salto sul davanzale della finestra, e Ted Lyte non ci pensa più. Ma ecco la  tentazione di una porta chiusa a chiave  e lo sciagurato ladruncolo che non riesce a resistervi. G...

"L'oro di Napoli", di Giuseppe Marotta

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L'oro, per rilucere, richiede una certa distanza: solo così l'occhio umano potrà saziarsi dei mille bagliori che vi si irradiano. Già, proprio come accade con  l'albero di limoni  di  Montale : è solo  nelle città rumorose  e, quindi lontano dalla campagna, che  dal malchiuso portone  possono scoppiare le  trombe d'oro della solarità . E  Giuseppe Marotta , da Milano, da una città e da una condizione economica per molti versi opposte a quella di  vicoli e stenti di Napoli , riesce a catturare e a capire l' oro di Napoli dell'immediato dopoguerra . L'oro è il  pane con sale e olio  a cui si ricorre quando tutto è perduto:  finito il denaro, finito il credito, finite le avemarie,  infatti, resta soltanto la poesia del pane con sale e olio. L'oro! E come non trovarlo pure nelle  pizze a giorno a otto  che don Rosario Pugliese prepara  gonfie di fondente ricotta e non prive di qualche truciol...

La Grande Magia de "La Locandina" di Pagani

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La grande Magia  di Eduardo De Filippo, commedia in 3 atti, per la regia di Alfonso Tortora. Sono già stato qui, al  Teatro  La Locandina  di Pagani. La prima volta, ho assistito alla messa in scena di  Tre pecore viziose  di  Eduardo Scarpetta. In quella occasione, sono bastate poche battute recitate con maestria dai funambolici interpreti, per fare degli spettatori l'ideale  cassa di risonanza  degli equivoci, degli infingimenti rappresentati sul palcoscenico. E la distanza, già strutturalmente esigua tra palco e platea, si è azzerata nell' idem sentire  attori-pubblico che è la sola, inconfutabile attestazione di successo. Buona la prima. Stasera, però, mi sono accomodato nella poltrona armato della penna già intinta nell' inchiostro della stroncatura ; come se non bastasse, poi, ho deposto ai lati della poltrona la faretra di lance acuminate pronte a infilzare la tracotanza, la  hybris,  della Compag...

Dante è meglio di Harry Potter, credete a me

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Fidatevi, miei assidui  venticinque lettori , Dante è meglio, ma molto meglio di Harry Potter. Alla soglia dei quaranta,  nel mezzo del cammin  di mia vita (il giro di boa per  Dante  si fermava a trentacinque anni ma, si sa, la vita s'è allungata), m'è venuto lo sghiribizzo di rileggere l' Inferno . Ebbene, dopo aver seguito il rumore del ruscello che ha condotto Dante e Virgilio fuori dalla  selva oscura , nell'emisfero australe ,  ancora ammaliato dalla divin arte dell' Alighieri , non posso che riconoscere la  supremazia di Dante sul maghetto Harry Potter . Partiamo dalla constatazione che tutti i generi presenti nella saga della  Rowling  trovano piena cittadinanza anche nella  Divina Commedia. La  magia ? E come non rivelarla, ad esempio, nella  selva dei suicidi ? Qui, in un bosco orrido e strano, pieno di arbusti contorti e spinosi Dante, su invito di Virgilio, spezza una fraschetta. Perchè mi schiante...

Puttana, Salerno (storia di una perdizione)

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C'era una volta la fatina Salerno, pulzella vereconda e pudica, che venne in sposa a un contadinello. Salerno, come kimberlite che ha  in nuce  il diamante, era di una bellezza ascosa che appariva solo agli occhi innamorati del suo uomo. Attraverso il mare e fin sulle colline irrorate dal sole, venne il male che si portò via l'amore di una vita. Ma Salerno aveva una nidiata di figli. Salerno aveva il dovere di andare avanti. Inchiavardato il cuore nelle segrete della malinconia, l'incantevole Salerno si perse nella città . E via le gonne slabbrate. Alla malora l'incarnato di un  viso troppo naturale per lo smog del centro . Nel breve volgere di qualche luna,  Salerno s'intonò con la modernità . A un caffè sulla litoranea, incontrò un uomo. Anche questo  giovin signore  odorava di fieno. Pure cotal cavaliere riluceva di filari stesi al sole. Salerno, allora, ripescò il suo cuore dagli abissi della malinconia, e lo disserrò. E ve...

Fidel Castro e l'infernale picciola barca

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La Storia, a volte, si diverte a intrecciare coincidenze, fino a farne trame di pregevole fattura. Il 25 novembre 2016 , giorno e mese della morte del Leader Maximo Fidel Castro , si sovrappone a un altro 25 novembre, stavolta di ben 60 anni fa. All'una e trenta della notte tra il 24 e il 25 novembre 1956 , una barca pagata solo a metà, ancora di proprietà di un gringo la cui unica colpa è quella di avere una nonna con un nome alquanto insolito ( Granma ), accende i due motori e, a luci spente, inizia il suo epico viaggio.  È una notte di pioggia sferzante e vento forte. Quella barca, il Granma per l'appunto, che qualche osservatore ben a ragione ha definito "un vascello per nani, e nemmeno tanti", con la chiglia danneggiata dal ciclone dell'anno prima, si trova, suo malgrado, a trasportare ottantadue giganti . L'anelito di libertà, è risaputo, supera di gran lunga qualsiasi capacità umana. Eccolo, Fidel, intabarrato nell'ardore dei suoi ...