martedì 23 dicembre 2025

"Miss Marple al Bertram Hotel", di Agatha Christie, Mondadori

 


Ci sono dei posti, nel caso specifico delle strutture, in cui ogni sforzo (della proprietà, di chi ci lavora, dei clienti) è volto a conservare il passato. Le migliorie, gli adattamenti, quando proprio è necessario che ci siano, devono e vogliono essere impercettibili. E il famigerato Bertram Hotel rientra proprio in questa casistica. Eppure, l'atmosfera ostentatamente "sotto naftalina", cela qualcosa di inquietante che lo stile edoardiano non ce la fa a racchiudere del tutto.

Manco a dirlo, l'arzilla Miss Marple si trova proprio qui, per trascorrere qualche settimana di svago sulle orme della propria gioventù. Oddio, l'intenzione di cullarsi nel tempo passato ci sarebbe pure, se non fosse che l'eco di alcune grosse rapine oltrepassa anche le vittoriane (?) mura del Bertram.

Tra gli ospiti, la scavezzacollo Bess Sedgwick la cui vita è un continuo colpo di scena tra mariti lasciati e presi, imprese che vengono portate a termine proprio quando si pensava che no, non sarebbe stato possibile condurle al capolinea. 

Superata la sorpresa di trovarla in un posto troppo stridente con la sua indole, ci si imbatte nella figlia di Bess, Elvira, accompagnata dal suo tutore, che si è voluto tenere lontano quanto più possibile dalle intemperanze della mamma. Ma perchè è qui al Bertram? E che ci fa il pilota scavezzacollo Ladislaus Malinowski che entra ed esce a suo piacimento dall'hotel? Se a queste presenze si aggiunge anche quella dello svampito canonico Pennyfather che scompare per poi ricomparire a distanza di qualche giorno più svampito del solito, qualche dubbio ci viene; soprattutto, viene a Miss Marple, decisa ormai a vederci chiaro oltre le cortine fumogene del Bertram Hotel. La famigerata vecchiettà, però, non è la sola che vuole saperne di più: papà Devy, l'ispettore dalla complessione contadinesca il cui fiuto è davvero apprezzabile, è sicuro che niente di ciò che accade tra le mura dell'albergo è davvero come sembra. Quando poi, tra le nebbie spesse di una serata inglese, partono un paio di spari che uccidono chi (forse) non avrebbero dovuto, la finzione azzimata del Bertram comincia a essere squarciata. E l'elegante hotel "dignitoso, privo di ostentazione, quietamente costoso", si rivelerà la migliore incarnazione del "senso di inquietudine" avvertito proprio dall'ineffabile Miss Marple. Prima di tutti, e con maggiore nitidezza degli altri.

mercoledì 15 ottobre 2025

"10 e non più di 10" #49

    



    All'ingresso, questuanti allampanati per associazioni moltiplicatrici di sensi di colpa.

    Si apre la porta automatica, e un quadrilatero di cibi fast assalgono narici e fomentano appetiti.

    Nel serpentone scandito da insegne lisergiche, pit-stop telefonici, luce-gas-acqua a prova, nell'ordine, di incontinenze verbali, deflagrazioni atomiche, fuochi vestali, diluvi biblici.

    Ai crocevia dei punto luce, un paio di auto medio/piccole (da guardare, da abitare) che non bramano altro che le tue "chiavi in mano".

    Dappertutto, caterve di sconti monstre, articoli che puntellano la tua esostruttura, puzzo "nonna inacidita" di plastiche&pezze.

venerdì 3 ottobre 2025

"10 e non più di 10" #48


 

    Quello che non si vuole (essere, diventare).

    La cancrena che ogni arto vuole evitare.

    L'oscurantismo vomitato dal rigurgito della Storia.

    "La donna dalla costola dell'uomo".

    "La Terra al centro dell'Universo".

    "Il malleus maleficarum".

    "L'assurdità dell'evoluzione della specie".

    "L'umanità divisa in razze".

    "Gli ebrei carnefici del Cristo".

    Gioco dell'oca: gli ebrei...e un ebreo che insudicia l'Olocausto; che desalinizza l'umanità.

    


venerdì 26 settembre 2025

"10 e non più di 10" #47

     



    "Uno vale diecimila": aforisma, questo, attribuito a Eraclito, a significare che la vita di un sapiente vale quella di diecimila persone mediocri. E ciò che vale per la vita, può valere benissimo per la morte.

    La morte di un bambino gazawi, con i suoi sogni intombati sotto macerie di disumanità, vale mille morti di chi istiga all'odio, al razzismo, allo sfregio dei diritti umani.

    Ci sono delle morti che straziano l'animo al netto delle quantità.

    Ci sono delle morti ascrivibili solo all'ordinario cordoglio. A prescindere dalla condanna per le modalità.

    Finchè ci saranno "ma" e "però" ci sarà discrimine.

    


mercoledì 17 settembre 2025

"10 e non più di 10" #46

    




    Su Gaza e la strage degli innocenti, non c'è discussione che tenga. Non ci può essere. La parola, da segno convenzionale per gli stoici, diventa il corpo e il sangue della mattanza.

    Silenzio, perchè ogni parola che non sia un gesto concreto di opposizione, non ha senso. E chi prova a introdurre qualche avversativa o a gettare il seme di un distinguo, che venga inchiodato mani e piedi alla croce dell'aberrazione.

    Non c'è nessuna mela di Adamo ed Eva: il peccato mortale, da cui nessun battesimo potrà mai mondarci, origina dal genocidio di Gaza. Come da quello avvenuto nei campi di concentramento.

    I martiri dell'Olocausto si arruolano nel Terzo Reich.

    Silenzio, e luce spenta sull'umanità.





sabato 13 settembre 2025

"10 e non più di 10" #45

    


    L'acino di Galilei se ne sta tronfio, irrorato dal sole e innervato dai nutrienti della vite. Ed è certo che il sole, i nutrienti sono lì unicamente per farlo crescere panciuto e dorato.

    Lui, l'unico acino dell'universo a dispetto delle decine di chicchi d'uva della stessa pigna; delle centinaia di acini del medesimo filare; dei milioni di chicchi d'uva dell'intero vigneto.

    Arriva il contadino. E se ne infischia dell'indispensabilità dell'acino di Galilei. Zac, e giù nella cassetta assieme agli altri; spash, e via negli ingranaggi della pigiatrice.

    Un solo, ininterrotto e indistinto flusso di vino. Con la memoria ridicola dell'acino di Galilei.

sabato 6 settembre 2025

"10 e non più di 10" #44

    


    «Dai, comunque tua figlia è un'altra cosa. Perchè? Ma l'hai sentita come parla? Mio figlio e il figlio di Pinuccia...vero Pinuccia?..alla sua età conoscevano la metà delle parole che conosce lei e l'altra metà le pronunciava pure male. Non per niente, i nostri, sono figli di muratori, casalinghe...»

    Mi incasso nelle spalle e provo a obiettare qualcosa. Inutilmente. 

    Sono amareggiato: la fatica del figlio del contadino mi appartiene fin nel midollo. La condizione della rincorsa perenne, i sudori sbeffeggiati della divisione in classe mi bruciano ancora sulla pelle. Per un istante, un istante solo, mi viene di odiare mia figlia. Poi mi scuso, abbracciandola fino a farle male. 

    Ho un cesso di mondo da farmi perdonare.

"La filosofia non è una barba", di Matteo Saudino, Vallardi editore

           Già molto tempo prima della pandemia da Covid-19, a Matteo Saudino , brillante professore piemontese, venne in mente di filmare l...